Autres Yeux – Booktrailer
agosto 1, 2009 di Matteo InnocentiMacbeth, una partitura
dicembre 8, 2009 di Matteo InnocentiAtto primo
Si apre lentamente il sipario; il panno costretto di malanimo alla fatica assurda di ritirarsi, per un inizio che sempre si ripeterà identico. Dietro, Macbeth nel pieno della sua stazza e della sua armatura, preso a contemplarsi in un triplo specchio – o immaginazione solitaria delle tre streghe, come immaginazione sarà tutto il resto.
MACBETH
(pensieroso al pubblico)
Non vidi mai giorno più orrido e più bello ad un tempo…
(voltandosi agli specchi)
Chi sono queste scarne e così stranamente vestite che non sembrano abitatrici della terra, sebbene vi appaiano sopra? Vivete voi? Siete esseri che l’uomo possa interrogare? Vorrei credervi donne, se quelle vostre barbacce non me lo vietassero.
STREGHE
(la voce è quella di Lady Macbeth, appena modulata per differenziare il timbro ma con la velocità di una frase unica)
Salute Macbeth conte di Glamis,
salute a te conte di Crawdor,
salute Macbeth che re diverrai!
Alle spalle di Macbeth è un grande specchio deformante inclinato, di quelli da circo. Quando il protagonista si volta, trovandovi un’immagine distorta la crede altro da sé: il caro amico Banquo. Leggi il seguito di questo post »
Making Wor(l)ds – il cinema di Lukas Moodysson
novembre 30, 2009 di Matteo InnocentiCon un gioco minimo di parole è possibile trasformare il titolo scelto dal direttore Daniel Birnbaum per la 53. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, cioè Making Worlds, in un più agile Making Words, passando così dal contesto della creazione a quello del linguaggio. Non sarebbe certo un’operazione illecita perché se per fare il mondo occorre un atto, per descriverne gli scenari conseguenti serve una designazione, quindi una lingua: appunto parole. Né si avrebbero contrasti di tipo fenomenologico dato che realtà e rappresentazione, essendo tra loro unite da un carattere di necessità, sempre s’imprimono nella coscienza con identico vigore. Addizionale riprova della correttezza di tale analogia è il nostro stesso sistema culturale, scandito dalla storia almeno quanto dall’arte, segnato da una genesi che – probabilmente non a caso – potrebbe condensarsi nell’esordio evangelico di Giovanni «in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Se poi, tornando all’intenzione d’inizio, consideriamo la casualità biografica per cui Birnbaum e Lukas Moodysson hanno condiviso la medesima lingua di terra, in quanto entrambi svedesi e, aggiungiamo, quasi coetanei, allora davvero molto concorre all’intuizione che in questo contesto si debba parlare, o meglio scrivere, di parole.
Poesie varie – Seconda declinazione di viaggio
ottobre 18, 2009 di Matteo InnocentiHo visto uomini sufi volteggiare
sul loro asse e crini di cavallo scomposti
ricarezzati dal vento
grani di sabbia grossi e potenti
come voci lumeggiare di riflesso sul cielo viola
sono stato sotto la luna più accesa del mondo
vera faccia della bonomia umana dove
mani s’incrociavano in segno di resa e accordo
dopo la fatica dello scontro
ho scostato canne di bambù usate come braccia
aguzze per la caccia e la pesca
in filari di capanne allattatoio comune
e le mosche tze a contorno della melma
li ho sentiti dissanguarsi secondo riti tribali
per mordere il demonio alla faccia
battere battere il tempo intorno
cadaveri galleggianti in direzione perpetua o
corpi vivi solo ossa
su punte irte di ferro
una mia meditazione dietro il monte sacro
a cibarmi di rape e allucinazioni pressoché dormendo
e riprender la coscienza dopo averla distrutta
trottai coi cavalli su ali infinito ioniche
fino a sentirmi addosso mille sguardi in vetta
all’ascolto di un afflato lieve
che era giunto il tempo
dal limite dello stare, dal limite dell’esserci
lui così prossimo al nulla
liminare per pietas tra la zona nostra
e quella dell’eternità
l’entità proferì e tacque
la poesia germina nell’errore
la bellezza germina nell’errore
questo ti sia l’ultimo viaggio
possibile.
Post-it tips : Duchamp
maggio 27, 2009 di Matteo Innocenti
Nu descendant un
escalier all’arte
che non domanda
per non domandarsi
troppo, gioco di dadi
con accesi sigari, tale
è Selavy se vi appare
un curioso gioco dell’hazard
che vale almeno quanto
il fato più la provvidenza
e c’è proprio Dio
(o meglio la nostra idea)
in quel Mutt pisciatoio
rovesciato
è lì che vi ho visto la vergine
in maternità, silhouette
anticipante suggerendo
una ventre venuta del cristo
poi
macchine onanistiche per
eccellenza e la sposa
tendenzialmente abusata
da tutti i tabù -
dal madre incesto
al sesso libero
nel cioccolato
…sbuca dalla tenda
guardando dal buco
d’una serratura l’artista
che non risponde
altro che di – e a – sé stesso,
magari neppure,
da..da..
VitaBizzarradelKillerK – l’impiegato
maggio 22, 2009 di Matteo Innocenti Come prevedibile furono le avanguardie per prime a perdere la pazienza, un centinaio di mani iniziarono a sbattere sugli infissi. Cori modulati ne accompagnavano l’esito.
“Apri! Ti aiutiamo noi a prenderli!”
“Idiotaaa!”
“Non ce la puoi fare da solo!”
“Ma si può! Figlio di puttana!”
Macché, l’impiegatuccio non dava retta, o era testardo oppure lo affliggeva anche la sordità.
“Apri! Apri! Apri!”
Si era proprio nel momento che precede la rivolta, a un soffio dal pandemonio. Dal fondo alcuni facinorosi ordinarono che a catena, cioè in alto di mano in mano, si facessero arrivare alla testa del commando utili attrezzi di fortuna: il manubrio di una bici, sedie varie, il palo di un cartello stradale, flaconi vuoti di detersivi riempiti con sassi. S’accettava ogni oggetto adatto a sfondare. Allora sulla cadenza dei colpi insistiti e per la consistente minaccia di crollo vetri l’uomo storto si confrontò con il dato reale.
Poesie varie – Quarta declinazione di viaggio
maggio 21, 2009 di Matteo InnocentiIl suo corpo
epidermide lieve
e ondulata
rifugio di carezze o
ipotesi per labbra
tratto dopo tratto
percorrerlo
osarne ogni forma come a
inarcarsi lungo discese
per risalire infine
il sacro respiro
il suo corpo si schiude
in avventura e
vagare infinito carnale
diventa la mia
ossessione
a contatto
della sua pelle.
VitaBizzarradelKillerK – Eva
maggio 7, 2009 di Matteo InnocentiPiccole consolazioni momentanee, per niente adatte a placare le foghe di uno spirito giovanile. Per dar ragione e senso a quell’esistere, soprattutto all’insufficienza epidermica, necessitava qualcosa d’assai più sostanzioso. Infatti la conclusione a cui il ragazzo era giunto in ultimo appello, conclusione che ora gli veniva confermata dal presente in atto, era l’inversione della dominante. Cioè se lui era un uomo chiaro per spuntarla doveva combattere quanto gli risultasse più scuro, il che – data l’ampiezza spettroscopica del proprio fulgore – si traduceva in tutto il resto ad esclusione di sé. In tal maniera Eva era razionalmente giunto ad odiare l’intero genere umano senza alcuna esclusione, in un impeto di purismo democratico. Del resto chi aveva intorno? Solo mosche negre, sempre negre dentro la sua percezione distorta, a volteggiar nel nulla. Ancora peggio quando gli insetti cercavano d’esprimersi, lì esibivano un infantile stillicidio d’inettitudini apprensioni e sentimentalismi. Mai davvero mai che si arrivasse al sodo, ovviamente non dell’uovo bianco.
Poesie varie – Lugubre
maggio 7, 2009 di Matteo InnocentiLugubre guardare stonato
di due occhi insistenti
al momento crettato
che già è rottura
mi scrutano mobili
a chiedermi di quale
colore avrei il cuore
semmai, ma non rispondo
vorrei piuttosto
che l’attimo svanisse
per la ricerca
di un diverso inizio.
La Storia che confonde
sempre ci ha storditi,
dalle sue trame
posticce irreali,
dal fanatismo logico
e dell’amore buono
e là
lumeggia il miraggio
che è ambizione non
raggiungibile,
quel sacro giorno
che si vorrebbe ricco pari
a tempesta di diamanti
sa di vetro fragile
così le anime unite
nella scena dell’eterno;
ebbene io replicando
al tuo sguardo
mai mai mai
ho saputo accettarne
il senso.
VitaBizzarradelKillerK – X
aprile 2, 2009 di Matteo InnocentiQualcuno gli sussurrò di correre un pochetto, giusto per togliersi il formicolio di dosso che non si sa mai. Santi i santi, quanto gli pesava la bocca! Nemmeno c’avesse dentro la calce. Possibile che avesse un procione sulla spalla? Possibile, altresì, che lo avessero drogato di rimpiatto anzitempo con roba più strana? Ni, valutando a mente ghiaccia. La stessa mente che gli faceva di botto pensare a del formaggio duro scivolatogli in gola. Così mangiava meno ma beveva di più, degli alcol vischiosi, con i presenti che ripetevano – senza onta di averlo già detto – eh no colonnello, stasera non ci si rifiuta! Allora caspita sì che ne ingurgitava di miscele composte, con una tal dedizione da giungere a tramutarsi, e qui l’ordine era moralmente logico, in liquido. Come tale scorreva nelle fogne di una metropoli dalle bassezze inimmaginate, lui uccello bellissimo ed evanescente a spiccare il volo notturno. Sospeso sulle ali guardingo scopriva che oltre le murate di cemento, oltre i vetri delle torri, oltre i cornicioni dopo i cornicioni, sui tetti appunto, si poteva trovare qualcosina, un pertugio, foss’anche solo una minima porta. Chi se lo sarebbe aspettato? Al pari di un tuffo al cuore puntò al varco stretto e vi entrò. Non lo avesse mai fatto! Rosa pieno, viola, porpora, tonalità sempre più scura, marrone acerbo, nero.
Poesie varie – Amore al supermarket
marzo 18, 2009 di Matteo InnocentiChe un amore
potesse resistere
a questa pioggia
non lo credevo,
ma che la vita
si rafforzasse
su un carrello da spesa
neanche.
Quando siamo entrati,
un impermeabile (da fanfara) io
e le tua breve gonna scozzese,
ho pensato che sarebbe finita;
c’era forse un futuro
tra i fagioli
in scatola i piselli
e l’ammasso atroce di carni?
Crudeltà prima e la ghiacciaia
degli affetti, poi.
Tra i surgelati:
mi vuoi ancora bene? really
non stai fingendo?
Ho forse la faccia di uno che finge
qui dietro al dentifricio?
Ebbene lei occhieggiava ciglialunghe
tra reparti antitetici,
e io incerto sul suo desiderio
che fosse di shampoo per chiome
o per certo vitello triturato
fine a bocconcini primavera.
Quando alle 21 ogni cosa ha chiuso
siamo stati pregati, come Dei,
di recarci in esterna.
Paghi pago, io lascia fare a me,
in fondo
lo sai adesso chi sono.
Così le ruote a scorrere
mentre c’incamminavamo
in vista del culo auto laggiù,
ad alzar le borse svelti
grigiore e gonnellina
per riabbracciarsi a casa.
Home
sento ancora oggi
insistente
dal presente fantastico
di ste rotelle che dominano
le vite che, vroooommm:
era chiaro amore.
VitaBizzarradelKillerK – X
marzo 18, 2009 di Matteo InnocentiX dopo i bagliori di parziale lucidità era sprofondato in un torpore sognante, indotto da una forma lieve di coma etilico. Nel delirio il ragazzo, divorato da una nausea tremenda, s’illudeva di risalire alle cause prime del dolore (credo di quello fisico, dal sapore più fanciullesco, dato che il tormento interiore non gli apparteneva). Con speciali guanti al lattice penetrava nella gabbia del proprio stomaco per massaggiare le budella appesantite e sciogliere le trame attorcigliate degli intestini. Proprio lì s’imbrogliava in un passo falso, per aver toccato qualcosa di sbagliato in un botto gli scoppiavano la pancia e la faccia riducendolo a un povero fantoccio sfregiato. Perdeva ettolitri di sangue dai fori ed era costretto ad accasciare quel suo corpo linguaggio, in paziente attesa della dipartita. Sì, ma quando?
Post-it tips : Le voyage la nuit
febbraio 28, 2009 di Matteo Innocenti
Ruzzolar di parole giù
in discesa che s’inseguono
o meglio
parola mangia parola
nel cannibalismo del linguaggio…
…la terribile tosse
del dottor Destouches
insistente
come una sessione jazz
scomposta a orbitare
nella gola
era farsi di scrittura
già disfatta nell’oblio
come un suono
e nient’altro,
né più né meno di tre
puntini d’inchiostro
sul mondo intero
un nero sapore di miseria
umana



